Adolescenti e Tecnologia

Mi fa molto piacere, grazie a questo bell’articolo di Fabrizio Faraco, toccare questo discusso e delicato argomento dal quale oggi non si può prescindere. È interessante l’argomentare proposto ed è fondamentale il punto di partenza ovvero l’importanza e la centralità da sempre della “socialità” per l’Uomo, sia nel suo cammino evolutivo nella storia che nel suo cammino, come individuo, da bambino ad adulto alla ricerca della propria personalità. Bisogno fondamentale per sviluppare la propria identità, in particolare nel delicato momento di passaggio dell’adolescenza, la Relazione con gli altri (che ovviamente poi rimanda alla relazione con sé stessi!)

Personalmente ritengo che per essere in relazione lo strumento indispensabile sia la Comunicazione, che spesso non coincide con la Connessione, il pericolo vero (prescindendo in questa “chiacchierata” da situazioni, per fortuna estreme, come la pedofilia e relativi adescamenti in rete, bullismo ecc. di cui è giusto che parli chi ha altre competenze e conoscenze) che vedo e che già ogni adolescente corre per il solo fatto di “vivere la sua adolescenza”, è quello dell’appiattimento del proprio “io” per aderire al modello che in apparenza sembra essere “vincente” nel gruppo. Da questo punto di vista risulta evidente che i social media possono ingigantire questa “trappola”!

“Ci sono sempre piaciute le persone simili a noi, per questo cerchiamo le persone che abbiano in comune con noi le caratteristiche che amiamo”  Anche questo pensiero di Fabrizio Faraco può essere una “trappola”, dovremmo capirlo in particolare noi, genitori di figli “speciali” Da un lato la “specialità,” altrimenti diversità, che sembra per definizione estraniante, ma sicuramente, nessuno meglio di noi sa, quanto ogni adolescente “speciale” abbia in comune con un qualsiasi altro adolescente per il solo fatto di trovarsi “accumunati” da quel difficile viaggio, alla ricerca della propria identità.

La voce di Carly

Carly Fleischmann che comunica col mondo via internet e il suo libro

La tecnologia quindi per i nostri figli “speciali” può rappresentare un’importante apertura verso il mondo esterno, uno strumento in più per comunicare e farsi accettare. Possiamo parlare del supporto che l’informatica può dare per la dislessia e DSA come miglior mezzo compensativo (vedi http://www.anastasis.it/), dei programmi PECS per l’autismo (vedi per es: “io parloapp per Iphone, iPad e Mac). Emblematica a questo proposito la storia, la bellissima storia (la ripetizione non è una dimenticanza, ma un rafforzativo), di Carly Fleischmann (vedi https://www.facebook.com/carlysvoice), una ragazza canadese con una grave forma di autismo che con molto impegno e fatica riesce, proprio grazie alla tecnologia (applicazione software WordQ) a trovare un modo per esprimersi e Comunicare e decide, proprio da adolescente, di rappresentare “la voce dell’autismo”. È presente su facebook e su twitter dove ho recentemente letto che forse andrà dal dott.Oz!!!

L’ultima osservazione con cui vorrei chiudere e che gli adolescenti sono, in parte, anche quello che negli anni hanno ricevuto come esempio, sia esso consapevole o meno, intorno a loro. Questa è la grande responsabilità degli adulti, personalmente mi sentirei di dire in particolare dei genitori e familiari. Usare “bene” la tecnologia e tutto quanto ad essa connesso è una questione di equilibri tra contesti e atteggiamenti, ma che dire di giovani genitori “eternamente” connessi, con un occhio ai figli e uno al cellulare o famiglie che dentro casa anziché parlare si mandano sms??

Un pensiero su “Adolescenti e Tecnologia

  1. Grazie del giudizio sul mio articolo. Sono d’accordo di stare attenti alle trappole insite nel mondo perennemente interconnesso dei giovani. Ad esempio la “social proof” (prova sociale o conformismo, uno dei 6 principi di persuasione, insieme a reciprocità, impegno/coerenza, autorità, simpatia, e scarsità, come enunciati dal Prof. R. Cialdini) di cui parli quando scrivi “dell’appiattimento del proprio “io” per aderire al modello che in apparenza sembra essere “vincente” nel gruppo” (a proposito, c’è una recentissimo post al riguardo di Graham Brown, sul ruolo della prova sociale per gli adolescenti in http://www.mobileyouth.org/post/social-proof/). Resto però positivo nel pensare che come sempre le nuove generazioni (le più preparate di sempre) ci stupiranno, innovando di nuovo. Come sempre non le capiamo del tutto (penso a come mia madre definiva la musica che ascoltavo, quella dei Beatles e degli Who) proprio perchè stanno innovando. Certo la chiave di tutto è, come dici, l’attenzione, l’accompagnare gli adolescenti nel loro processo di crescita, direi meglio, nel condividere con loro, soprattutto se genitori, questo percorso.

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