Il “merito” al supermercato

L’altro giorno ero al supermercato con la mia ragazza “speciale” di ritorno dal bioparco e dalle emozioni che lei aveva vissuto “incontrando” gli animali. Ero soddisfatta perché nel negozietto del bioparco avevamo trovato un “magnifico “ polipo di gomma fucsia (teniamo sempre presente il lato femminile), morbido, ideale da stringere e strapazzare.

Medaglia e supermercatoSicuramente meglio dirottare “l’emozioni” sul polipo e non sulle manine che spesso non trovano pace e vengono morsicchiate graffiate ecc.

Ora le mie “colleghe” sapranno bene che fare la spesa non è nulla di che, ma è “utile” attivare la “famigerata” capacità multitasking femminile per seguire il pensiero relativo agli acquisti alimentari, il pensiero coinvolgere la ragazza o almeno prevedere le sue mosse a volte “imprevedibili”.

In breve, mentre pesavo un bel cavolfiore, il pensiero di curare la qualità dell’alimentazione come piccolo ma continuo aiuto per la salute cerca di restare attivo in un cantuccio di mente, succede che il polipo forse troppo strapazzato o mal realizzato si rompe, con fuoriuscita di liquido ovviamente fucsia e pallini bianchi, e giace per terra. Ma probabilmente prima di atterrare il liquido fucsia è schizzato sulla camicetta della mia ragazza e ha colpito anche il retro di una signora, con figlia, che un attimo prima le aveva fatto “teneri” e “compassionevoli” sorrisi.

Ho cercato di pulire la mia ragazza e di offrire fazzolettini di carta alla signora mal capitata la cui figlia chiedeva aiuto a gran voce a chiunque…

Non vorrei raccontare ulteriori dettagli dell’accaduto, poco interessanti, di fatto l’altra coppia madre figlia ha pensato di non aver avuto sufficienti scuse e “risarcimenti” per cui la figlia, persona decisamente adulta, ha deciso di mostrare il suo sdegno o risentimento dicendomi: “lei merita quello che ha!”

Non ho ritenuto di dover e voler rispondere per vari motivi, in oltre in queste situazioni si rimane sempre un po’”basiti”, ma questa affermazione, che è stata volutamente usata come offesa, mi ha fatto riflettere!!

Prima di tutto aldilà dell’intenzione, io non mi sono sentita offesa, anzi, forse mi sono sempre sentita “privilegiata” ad essere la mamma di una ragazza speciale e poter condividere la mia vita con lei, in qualche modo lei è la mia medaglia e  come tutte le medaglie dietro c’è impegno, fatica, sacrificio e passione, in questo caso amore!!

Ma la cosa che più mi ha fatto riflettere è che dietro a questa affermazione-insulto c’è ancora molto vivo l’orribile vetusto e miope concetto che da qualche parte ci deve essere una “colpa”, quindi un conseguente “castigo”!!

Come si può pensare che una creatura delicata e bisognosa di cure e di affetto possa essere un castigo e magari un castigo di Dio!?!?

Mi piacerebbe affrontare più approfonditamente questo argomento che ovviamente mi sta molto a cuore come mamma e come credente, spero di riuscire a farlo e non solo tra me e me e le mie letture a riguardo proprio del “dolore innocente”!!

Ma quello che posso dire così come lo sento e per come riesco a scrivere queste brevi osservazioni, ovvero con mille interruzioni spesso necessarie ma non troppo “alte”, ognuno “incontra” la vita con le sue mille e varie sfaccettature, siamo noi che diamo un valore ed un’accezione precisa a ciò che ci viene incontro, non esistono né premi né punizioni!!

La gioia ed il dolore vanno a braccetto, convivono nel nostro cuore, è la nostra “lucidità”, per me direi la fede, che può, deve, far prevalere la gioia o almeno tenere il “bilancio” tra le due in attivo.

Ora chi mi conosce sa che non sono …come dire…sempre serafica e gioiosa, ma convinta di quello che mi “merito” ovvero della mia medaglia, si!!

Inoltre come tutti sono in cammino verso questo alto obiettivo, sono imperfetta, spesso stanca, spesso sola con le mie responsabilità, ma sono una “bilancia” ( per chi s’intende di oroscopi ancora meno di me bilancia = ricerca dell’equilibrio! ) e lavoro fiduciosa al mio bilancio che ha già  molte voci in attivo nella colonna della gioia!

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